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15 ottobre 2025

UN SISTEMA CHE NON HA ALCUN INTERESSE A TUTELARE IL MINORE MA SOLO A MANTENERSI IN PIEDI 

La storia è molto scarna, e altrettanto emblematica e, soprattutto, crudele.
Si svolge in una grande città del Nord, ben popolosa.
Protagonista è un quindicenne di nome “Luca”, vittima di un terrificante conflitto genitoriale.

Ad un certo punto del contenzioso giudiziario, proprio mentre sta cominciando quel TERRIBILE MECCANISMO DI ESASPERAZIONE DEL CONFLITTO che è “la CTU”, decide di cambiare genitore presso cui vivere.

Chiameremo “GENITORE NORD” quello presso cui vorrebbe andare a vivere, e “GENITORE SUD” quello da cui andarsene.
Ci sono problemi logistici di un certo livello, e il giudice consiglia l’avvio di una psicoterapia. O comunque di un percorso a sfondo psicoterapico.

Il ragazzo, Luca, arriva presso uno studio di una collega, la dottoressa R.I., che lo visita insieme ad un collega.
La dottoressa R.I. è un ottimo medico, psicoterapeuta.

Il collega uno psicologo.

Entrambi concordano su un punto: Luca è terribilmente coinvolto nel conflitto, ne soffre veramente tanto, e si gioverebbe molto di un sostegno psicoterapico.

Luca, dopo una iniziale titubanza, decide di proseguire il percorso psicoterapico con la coppia. È contentissimo.
Viene fissata la terza seduta. Luca è contentissimo.

La terza seduta non avrà mai luogo.

La CTU, una professionista molto nota e molto gettonata (che qui chiameremo “dottoressa Marianna”), ha deciso che Luca non può cominciare alcuna terapia o consulenza -nonostante sia evidente quanto stia male e nonostante lui stesso voglia proseguire.

La collega medico e il collega psicologo vengono avvertiti solo pochi minuti prima dell'appuntamento fissato, che Luca non arriverà. Il “GENITORE SUD” -quello da cui Luca vuol fuggire perché lo picchia- invia un messaggio WhatsApp annunciando che Luca non viene.

Il motivo dichiarato è che la seduta di CTU sta durando troppo. “GENITORE SUD” non risponderà mai al telefono e non spiegherà altro.

Qualche giorno dopo la dottoressa contatta “GENITORE NORD” che, bontà sua, risponde. E spiega cosa è successo davvero.

La CTU, la dottoressa Marianna, ha deciso che prima si deve celebrare la CTU, poi Luca potrà curarsi. Questo nonostante lui stia male, molto male, e voglia incontrare di nuovo la dottoressa (medico) e lo psicologo.

Ve l’immaginate voi uno che va da un medico, gli viene posta la diagnosi di -poniamo- ulcera gastrica, ma non può iniziare a curarsi perché deve fare prima la CTU?
Qualcuno dirà: “ma Luca non sa nemmeno cosa gli accadrà, con chi vivrà, che futuro avrà! Meglio che prima si stabilizzi la sua vita, sa con chi andare a vivere, e poi lo curiamo”.

Il che è la prova che la priorità non è nel garantire al minore un percorso che assorba i suoi traumi, che ne curi la psicologia traumatizzata dal procedimento giudiziario, che gli garantisca un ascolto liberatorio e supportivo, ma è nel celebrare il rito di attribuzione del minore.

Dopo il quale si potrà curare le ferite nel frattempo procurate al povero Luca.

Questo sistema giudiziario non ha alcun interesse a tutelare i minori.

E questo caso (che rappresenta di fatto la norma) lo dimostra.
È un sistema che ha interesse SOLO A STRUMENTALIZZARE LA SOFFERENZA E LA MALATTIA CHE CREA (Luca soffre per il conflitto genitoriale, ma NON VA CURATO) per poter così celebrare i propri riti negando poi ogni importanza alle patologie che dice di voler sanare.

E che FA DELLA PATOLOGIA E DELLA SOFFERENZA DEI MINORI UN’ARMA DEL CONFLITTO ANCORA PIÙ POTENTE DELLE ALTRE.

Tanto è vero che evita accuratamente di curarla se turba il rito della CTU.

E intende la terapia del minore travolto dal conflitto genitoriale (e dunque portatore di lesioni da EVENTO STRESSANTE CRONICO) come un MOMENTO DI NORMALIZZAZIONE volto a fargli accettare le scelte della CTU e del Giudice.

In un sistema veramente dedito alla tutela del “supremo interesse del minore”, Luca sarebbe PRIMA CURATO e SOLO POI -e forse- oggetto di CTU

17 luglio 2019

ANCORA SUL GIOCO DELLE TRE CARTE

Voglio dire la verità.

Questo blog non può diventare ...l’ente riciclatore di quegli interventi che altri blog, fintamente democratici e fintamente pronissimi al dibattito, non pubblicano, per non sconfessare le proprie teorie e le proprie assurdità.

Lo abbiamo detto l'altra volta, nel penultimo post: sono blog che fanno il gioco delle tre carte, e io sono portato a trovare molto più simpatico chi li dirige, abilissimo (o abilissima?) a ingannare i lettori e far credere che tutti possano intervenire, dire la loro, che il dibattito sia democratico e rispettoso, e poi comportarsi proprio al contrario.
Mi sono meno simpatici, lo ammetto, proprio coloro che invece si incaponiscono a voler dire la loro in quel blog che non li rispetta affatto e non li vuole proprio sentire, e anelano a dimostrare che chi sta dall'altra parte ha torto e vuole imporre le proprie panzane.


E' chiaro che dall'altra parte c'è un truffatore ideologico che pubblica solo quello che vuole, che ti dimostra tutto e il contrario di tutto ma comunque solamente quello che gli fa comodo, e che quando gli dimostri come i conti non tornino, ti rivolta le carte in tavola dandoti prove fin troppo fasulle di quanto sbagli e di come quello che dice sia sempre vero. 
Oppure, semplicemente, se non riesce a dimostrare niente nemmeno in questo modo, ti censura le prove che porti quando sono inoppugnabili circa la assurdità delle sue pseudoteorie.

Un blogger così fa ridere: sembra il Ciarlatano di una fiera di paese e basta. E voi vi ci mettete a ragionare, a discutere, a riempire di ragionamenti che farà finta di capovolgere con la sua innata attitudine al falsificare e mistificare?

Se qualcuno si mette a lottare a chiacchiere con tipi/e del genere, spendendo ore a dimostrare che hanno torto, che imbrogliano, che le cifre -e dunque le realtà- sono altre, secondo me è stupido.

Fategli un deserto intorno, non un palco da cui pontificare imbrogliando!

Però questa notizia che linko qui sotto è veramente importante, e fa giustizia dell’idea -che qualcuno propugna come verissima e dimostrata a priori- secondo la quale i padri sono tutelati sempre e comunque.

Questa notizia, che sembra dimostrare che, a volte (o forse tante volte?), la congiura contro un papà c'è davvero.

Guardate di quale scenario ignobile si deve leggere.

E ti credo che chi ce l'ha per partito preso con i padri, non pubblica notizie del genere!
Stai “sereno”, adesso, ragazzo!

CLICCA QUI!

13 febbraio 2019

L'EROINA ANTI PAS E ANTI VIOLENZA MASCHILE SBEFFEGGIATA DALLE ALTRE FEMMINISTE.
FORSE QUELLE VERE...

Come tutti ben sanno, c'è un blog schiattoso e a cultura a km 0 che vorrebbe ciantarle chiare ai Padri Separati, e alla loro (inesistente) organizzazione internazionale, che a suo dire trama sempre nell'ombra per far trionfare il prepotere e la prepotenza maschile e patriarcale, e opprimere donne e bambini a suon di schieffoni e/o PAS.

Un blog di competenze fai da te, in cui il vero curriculum dello schiattoso che scrivo si impernia irrimediabilmente sulla descrizione di sagre paesane, di eventi a dimensione (forse, e nemmeno) provinciale, e via dicendo.

Coadiuvata da "esperti" sulla cui competenza qualcuno esprime molti dubbi,  questa competente penna (vedasi oltre il curriculum), vocifera sempre contro la PAS, che ritiene -non si sa quanto equivocando in buona fede- strumento della già citata Internazionale dei Padri, volta a opprimere le madri e i bambini e nel caso a difendere loro dalla accusa di pedofilia.

Della cosa abbiamo già parlato qui, e ci ha dato non poche soddisfazioni.

Come si sa la signora ha toni apodittici, sicuri, stentorei nella logica e nella certezza di avere sempre ragione, accompagnata com'è da uno stuolo di supporter che a volte sono più schiattosi della schiattosa.

Per questo ci ha sorpreso leggere, una bella e intelligente sorpresa, ci ha sorpreso leggere, dicevamo, una pagina di critica al rasoio portata contro la schiattosa in questione, e firmata da un gruppo di femministe che sembra avere -per i gusti di chi scrive- intelligenza fulminante e logica al rasoio.

L'articolo è del blog Femminismo a Sud: purtroppo da un po' non ospita più scritti, il che è un dispiacere, perché è una voce intelligentemente fuori da coro, da cui si può dissentire ma che esprime comunque un punto di vista alternativo e creativo rispetto agli stereotipi e al correct cui spesso ci costringono.

Questo tuttavia ci è piaciuto ripescarlo, e lo si propone qui perché fa benissimo il punto contro una critica stereotipata, saccente, e spesso priva di contenuti veri.



LO TROVATE A QUESTO INDIRIZZO (dove è molto più divertente leggerlo, perché ci aggancia altri articoli sul tema e sulla tipa!):




Santa Il Ricciocorno e la “donna vittima in quanto donna”!

Ad accompagnarsi – politicamente – all’indefesso (finché non perisci sotto la sua scure virtuale) Massimo Lizzi (10 articoli, uno di seguito all’altro, tutti contro Maschile Plurale e sono sicura che non abbia finito) c’è la santa Il Ricciocorno che ci illumina, a noi donne tutte, il cammino.

E’ una di quelle blogger che soffrono di empatia e miopia selettiva. Non vede e non critica il sessismo quando ce l’ha alla sua corte, non vede l’omofobia dei gruppi pro/mamme ai quali si accompagna, non vede neppure la violenza che praticano, abitualmente sul web, alcune sue fanatiche supporters, anzi, diciamo che accoglie sul suo blog e sulla sua pagina facebook (e se lo fai notare lei casca dal pero) commenti ingiuriosi di persone che hanno la diffamazione sulla punta dei polpastrelli, commenti livorosi di chi ha rosicamenti di culo per varie ed eventuali problematiche inerenti la psichiatria (lo dico senza stigmatizzazione ma, temo, che in certi casi la psichiatria c’entri). Diciamo che nel gruppo di cui Il Ricciocorno fa parte le rosicanti e squadriste sono, sicuramente malgrado lei, l’arma di punta che sfronda la psiche delle “nemiche” di modo che poi arriva la voce composta della santa. E’ anche possibile che le squadriste, immagino, becchino fior di denunce, per ingiuria, per diffamazione, e le sante ovviamente no. Le sante hanno ampio e legittimo diritto di critica (figuriamoci!) e comunque sono sante e basta.

Santa Ricciocorno è conosciuta perché il suo blog gronda sangue, martirio e sacrificio (materno). E’ la dea dell’indignazione e, soprattutto, è quella che evangelizza il prossimo su come debba essere considerata la “vittima”. A lei piace la vittima, donna, senza se e senza ma. Ed è talmente concentrata nella definizione, puramente scolastica, del concetto di vittima che dimentica come attorno alla vittima si possano realizzare molteplici forme di sciacallaggio. Primo tra tutti quello di chi aumenta l’audience con l’impostazione melodrammatica dei propri articoli. Più scopri le viscere ed esponi lividi e più click avrai. Così funziona il web. Poi c’è la totale incapacità di pensare le vittime al di là della dimensione puramente narcisista e personale, perché se Il Ricciocorno spostasse davvero lo sguardo altrove, invece che cercare continuamente, forse, il riflesso irrisolto di se’, vedrebbe che le vittime non sono solo quelle di cui parla lei o, talvolta, non sono proprio quelle di cui parla lei.

Poi c’è la sua maniera di presentare le donne al mondo. Quello che lei fa è apparecchiare una buona tavola e piazzarci sopra il corpo derelitto di una donna così da solleticare l’ego di maschilisti che aspirano a diventare controllori e protettori di quel corpo. Grazie a quel corpo massacrato lei trae strumentalmente quei vantaggi di chi si pone dietro o a fianco della “vittima”: è vittima lei stessa per effetto translato, è inattaccabile, non può essere soggetta a critiche e, come ha scritto una sua supporter (giuro!), è una santa (cit: che noi non saremmo neanche degne di nominare – LoL), con tutto quel che ne consegue.

Lei segue un copione prestampato, senza un’oncia di creatività e senza la capacità di allontanarsi, neppure per un attimo, dalla definizione di donna in quanto vittima per la sua connotazione biologica. Perché vedi, cara Il Ricciocorno (potrei chiamarti per nome e cognome, ma noi tuteliamo la privacy e non siamo come le fasciste del tuo fan club), se tu dici “donna vittima in quanto donna” hai schiacciato quella donna al ruolo di genere che il patriarcato ha scelto per lei. La donna, vittima da salvare, e l’uomo, il suo salvatore. L’hai praticamente relegata in un angolo di socialmente passiva inattività e mi spiace dirtelo, sinceramente, perché vedo lo sforzo che fai, sicuramente in buona fede, animata da una fervore ideologico che a volte si tramuta in fanatismo ma pazienza, però l’acume si dimostra quando ti allontani dalla narrazione dominante per cercare risposte e non quando ti inserisci nella corrente antiviolenza recitando a memoria parole già scritte. Perché è quello che tu fai. Ripeti parole a memoria. Non ti stacchi mai dalla narrazione dominante. E quella narrazione è funzionale alla cultura patriarcale.

La vittima, credimi, è un’altra cosa. La tua retorica sdegnata e nazional/populista è quella che serve al governo per fare leggi emergenziali in nome delle donne che in realtà non servono alle donne. La tua incapacità di usare una visione critica d’insieme, quando parli di donne, la tua indisponibilità all’ascolto, a volte, ti rende, che tu lo voglia o no, funzionale a logiche repressive, securitarie, più o meno fasciste, senza che tu aiuti a scardinare alcunché. Sei anche pavida, nella tua maniera di praticare militanza virtuale, perché immagini di fare opinione ma in realtà sei una perfettamente allineata che cambia idea, o aggiusta quel che ha da dire, a seconda di quello che dicono persone più autorevoli di te. Finché i centri antiviolenza non hanno scritto, chiaramente, che la legge sul femminicidio fa schifo e che i lividi nell’occhio di una vittima illustrata nelle campagne antiviolenza fanno altrettanto schifo, tu hai segnato con la tua matita rossa i post di quelle, soprattutto una, che dicevano, prima di altre, proprio questo. Perché in realtà sei una conformista, subisci, forse, il fascino della logica istituzionale ed emergenziale, ti piace immaginare che più cadaveri metti sul tuo blog e più le cose andranno meglio e invece no, non è così. Non è così che aiuti le donne.

Piuttosto che cadaveri bisogna mettere senso critico e una rilettura delle narrazioni dominanti che sia autonoma e sganciata dalle logiche che praticamente consegnano le donne in mano a istituzioni e governi affinché questi le usino per legittimarsi. Ma poi sei anche inutilmente competitiva, oltreché complottista (ma questo è tipico del gruppo di cui fai parte), pensi che le persone che scrivono di violenza fuori dai tuoi codici narrativi lo facciano con chissà quali oscuri intenti e, mentre vedi o costruisci mostri ovunque, non ti rendi neppure conto che le persone vogliono solo pensare, liberamente, con lucidità, prendendo distanza, dall’isteria collettiva, dalla logica emergenziale, vogliono pensare con lentezza, su quel che succede, senza dover subire e seguire l’onda dell’emotività.

Il tuo è un linguaggio perfettamente funzionale al sistema. Tu costruisci quel sistema, lo giustifichi, lo garantisci, ti opponi a qualunque dissenso, tu applichi repressione contro il dissenso, e anche se ti piace pensare, e capisco sia brutto sentirselo dire, che la tua lotta sia una vera rivoluzione di rivoluzionario non ha proprio niente. Tu non scardini e non rimetti in discussione niente. Principalmente non rimetti in discussione, politicamente parlando, te. Di più non ho da dirti in risposta al tuo post perché, scusami, ma non ti considero una interlocutrice interessante. Al più, quando e se ti leggo, e capita soltanto quando hai deciso che la tua penna rossa deve passare dalle nostre parti, provo una enorme noia e qualche volta un po’ di tristezza. Quanti bit sprecati per rendere un servizio al patriarcato. Quanta mancanza di creatività e senso critico nel recitare un copione da femminismo addomesticato al volere delle istituzioni. Quanta indignazione pedante e paracula, da personcina compita che manifesta ordinata (attenta all’acconciatura!) e che solleva il sopracciglio e fa la faccia sdegnata per moralizzare le vite altrui. Vuoi farci credere che tu stai nelle barricate ma non ti ci vedo a praticare resistenza, a beccare manganellate e fare a botte con i tutori dell’ordine in nome di un’idea. Perdonami, ma ti vedo più come quella che si accompagna, casomai, ai tutori dell’ordine per chiederne l’intervento per dare addosso all’altra manifestante, quella che parla un linguaggio un po’ più originale del tuo, perché lei non cammina esattamente come cammini tu e non marcia secondo i tuoi parametri di camminamento.

Allora pace. Continua a ritenerti una ribelle anche se sei punto di riferimento di squadriste fanatiche. Quando e se, però, qualcuno ti dice che tu esalti le folle di forcaiole, spendi due neuroni in più per pensarci, perché non è un’accusa, e neppure un insulto, è una critica politica, è tempo speso in uno sforzo di considerazione nei tuoi confronti e non è nemmento detto che lo meriti. Non è scontato che io spenda tempo per dirti queste cose che considero un valido contributo, se ne capirai il valore, ma dubito che apprezzerai quello che ho scritto. In generale, poi, il web è grande, e io sono per la libertà di opinione. Vale anche per te, e però, ti prego, non pensare che questo significhi che tu c’entri qualcosa con i miei interessi.

Cordiali Saluti

La Strega

Ps: mi raccomando, a voi del fun club, di minacciare querele a più non posso, perché Lizzi e Ricciocorno possono criticare chiunque ma noi no, noi non possiamo.

25 dicembre 2016

LA LOGICA DEL RICCIOCORNO QUANDO E' SCHIATTOSO: PERCHE' LE ERA NECESSARIO BANNARE "NECESSARIO"

Ci scrive un signore che, dice, è stato bannato dal blog "Il ricciocorno schiattoso" di cui ci siamo occupati qua sotto.


E perché sarebbe stato "bannato" dall'autrice del blog, peraltro sempre rigorosamente anonima?


Lui sostiene che il perché non è nell'aver detto cattiverie, assurdità, volgarità, minacce, ecc. ecc. ecc., ma perché avrebbe cercato di svelare ai lettori del blog
cosa il ricciocorno scrive, come incarico professionale vero e proprio, riportato nel curriculum, su Internet.


Siccome si tratterebbe di scritti a carattere e colore molto, ma molto..., locale -la saga dei funghi, il campionato dei baristi, i tagliolini di un paesino di meno di duemila anime, i problemi dei contadini con i cinghiali...- che evidentemente poco hanno a che spartire con le pretese culturali del blog del ricciocorno, l'autrice ha bannato "
Necessario", anche per impedire, si può ipotizzare, che gli altri suoi lettori vedano la levatura di questi articoli.

Non a caso, maligna dunque il nostro "
Necessario", l'autrice continua imperterrita a restare anonima.


Anche perché, aggiunge, tra tutti quegli articoli non ce n'è nemmeno uno dedicato alla violenza di genere (se non l'annuncio di uno spettacolo teatrale sull'argomento).


Il Ricciocorno ci resoconta su saghe, formaggi, tagliolini, baristi, persino venditori abusivi di Viagra, ma non fa nemmeno una parola sui problemi della condizione femminile, oppresso dal patriarcato maschile.


L'unico pezzetto in cui si racconta di un marito violento, è quello relativo ad un signore che avrebbe incatenato il frigorifero per impedire alla moglie di mangiare, e costringerla così al divorzio.


Ma in questo pezzo non c'è nulla, ma proprio nulla, che rimandi a una discussione sul fenomeno della violenza di genere: vi è la sola resocontazione cronachistica del fatto, come se l'autrice nulla sapesse di violenza femminile e nulla gliene interessasse.


Chi cercasse nelle parole dell'autrice il fiero e altero -continuo e indefesso- pensiero del Ricciocorno sulla drammaticità e ubiquità della violenza maschile- sarebbe tragicamente deluso e penserebbe che all'autrice di quei post nulla interessa della violenza maschile e della sofferenza delle donne.


E non è che la dr.ssa Lo Scalzo non si occupa, su quelle pagine, di altri temi sociali: ci sono "pezzi" sull'ecologia, altri sul bullismo, altri ancora sui problemi della disoccupazione giovanile o sui costi dei nidi: ma nulla di nulla -se non nei modi ora citati- dei temi che sono onnipresenti nel blog del Ricciocorno e ci fanno sembrare la sua autrice indissolubilmente legata allo scottante tema della violenza femminile.


In sostanza, è proprio la violenza di genere che in quelle pagine la dottoressa dimentica ed elude in pieno e -in qualità di "content manager" come si definisce- si trasforma completamente da quella che conosciamo sul suo blog, piena di impegno contro il patriarcato, la violenza contro le donne, l'oppressione maschile, il condizionamento delle bambine mediante giocattoli e insegnamenti, a una articolista che rinuncia del tutto (non vuole? sceglie di? non può?) ad affrontare i problemi che costantemente e univocamente tratta sul suo blog. 


Proprio come se non esistessero e non li avesse mai visti...


Tornando al bannamento del nostro "Necessario", questi comunque, la racconta così.

Primo step:

la dottoressa Lo Scalzo, colei che gestisce il blog in questione, scrive un articolo. "Necessario" posta un commento, firmandolo appunto col nickname di "Necessario”.


La risposta della dottoressa Lo Scalzo non si fa attendere, ed è sarcastica: "
Mio cuggino invece una volta è morto"

Secondo step:

come risposta al sarcasmo della dr.ssa Lo Scalzo, che "Necessario" ritiene una grande esperta di sagre paesane, matrimoni tra formaggio di fossa e maccheroncini di paese, campionati di baristi e di giocatori di biliardo, lui risponde con due post provocatori, nei quali -oltre a pochissime parole ironiche, sintetiche, sarcastiche ma prive di qualunque contenuto offensivo, minaccioso, violento- avrebbe linkato alcuni articoli firmati per una testata locale dalla dr.ssa Chiara Lo Scalzo.

Terzo step:
L’autrice del blog a questo punto, e solo a questo punto -e molto probabilmente irritata dai toni ironici e secchi e dai link verso i suoi articoletti- l'avrebbe bannato, con commenti svalutativi.

In sintesi, "Necessario" sarebbe stato "bannato" dal ricciocorno non per aver offeso o minacciato nessuno, non per aver sostenuto tesi violente, razziste, sessiste, ma solo quando -e solo perché- avrebbe apposto, come commento ad alcuni post del Ricciocorno, i link degli articoli comparsi, su un giornale locale, a firma di Chiara Lo Scalzo, che è appunto l’autrice del blog “Il ricciocorno schiattoso”.


Dimostrando come la levatura molto locale e cronachistica (saghe di paese, campionati di baristi o di biliardo, problemi dei contadini con i cinghiali, una simpatica saga del Pepperepè, le lezioni di zumba) sia l'unica traccia che si ha sul web circa il citato (sul curriculum) impegno professionale del ricciocorno come "content manager".


Della cosa si sarebbe accorto, almeno in parte, uno dei commentatori del blog, un/a certo/a “
Antome”, che le ha chiesto se davvero avesse “bannato” Necessario per quello che aveva detto, facendole notare come un altro dei suoi critici molto maschilisti e antitetici alle tesi del blog -tal "Zorin"- sarebbe stato invece lasciato a criticarla aspramente, pur riempiendo il blog -a quanto è dato da capire- da idee inaccettabili per il ricciocorno.


In realtà anche questo/a "
Antome" non si accorge dell'esplosivo paradosso che le loro ideologie (e metaideologie, se ci è permesso) generano, dal momento che se ne esce con l'assurdità espressa dopo il punto interrogativo (vedi parte sottolineata):


"
Una curiosità, l’hai bannato per quello che ha detto? E’ vero" dice "Antome" -riferendosi al commento di "Necessario"- "sa di “razzismo all’incontrario” e di “sei intollerante verso gli intolleranti"

come se bannare uno per quello che ha detto fosse -invece- un segnale di ...tolleranza!


Insomma: abbiamo a che fare con individui che dimostrano ampiamente di non saper accettare nessun confronto, e questo proprio perché parlano in nome di una parità che però detestano quando non è solo il suo contrario, e cioè omologazione.

Peggio ancora, il Ricciocorno si nasconde dietro un anonimato continuo (salvo -come accade nel video pubblicato nel post precedente- i rarissimi momenti in cui non svela il proprio nome e cognome: dr.ssa Chiara Lo Scalzo).

Da anonima, quindi senza mai esporsi pubblicamente e senza mai definire chi è, con quali premesse parla, quali sono le sue reali competenze, si permette di rampognare tutto e tutti coloro che non la pensano come lei, ma sempre nascondendosi dietro l'assenza di una firma che riporti nome e cognome.

Ecco lo screenshot della discussione, che si trova a questo link (i commenti sono quelli dal 23 dicembre in poi):



In sostanza, “Necessario” avrebbe terribilmente irritato, e forse ferito nell'amor proprio, per aver dimostrato, con una certa irriverenza, che il famoso Ricciocorno nella vita di tutti i giorni scrive -molto modestamente- non trattati di sociologia, non saggi o volumi di statistica, non ponderati tomi di psicologia di genere o sociale, ma articoletti che, su una testata locale, ci raccontano di fiere paesane, di saghe di funghi e tagliatelle, di tornei locali di tango, di scuola di zumba, e via dicendo.

Devo ammettere che questa autrice del Ricciocorno ha suscitato a volte la mia curiosità. Anche perché ha parlato più volte di me, ovviamente sempre denigrando i miei scritti e le mie idee (clicca qui per constatare le attenzioni della dottoressa per i miei scritti!).

E, addirittura, una volta, spingendosi a dire che io sarei convinto che lei si è innamorata di me… (clicca qui per leggere questa amenità!)

Cosa può pensare un maturo psicoterapeuta come me di una simile affermazione, è intuibile, e dunque passo oltre.

Non se ne vorrà, però, la dr.ssa Lo Scalzo se adesso, e una volta tanto, parlo io di lei.

Tutte notizie recuperate su Internet, e accessibili a tutti, e in grado di fare una obiettiva taratura delle sue competenze circa i campi (psichiatria, giustizia, sociologia e sociologia della giustizia, statistica, studio dei movimenti maschili), nei quali si avventura.

Bacchettando con fare arcigno e sicuro gente che ha lauree e specializzazioni specifiche.

Certo, a leggere i curricula (fino a qualche tempo fa ne erano presenti due, su Internet) della dr.ssa Lo Scalzo, e sbirciando poi i suoi articoli, non è che la si trovi in possesso di chissà quale preparazione specifica.

Se andiamo infatti ad esaminare esperienze e competenze, dapprincipio ecco cosa troviamo:

- una laurea in Lingue e Letterature Straniere ai primi anni del Duemila, poi, nel 1996 si ritrova finalista al concorso Gabriele D’Annunzio di Pescara nella sezione “Poeti Inediti” e nel 1998 sempre finalista al concorso Tangram Teatro di Torino per giovani attori.


Non ci sembra però che la dottoressa Lo Scalzo sia mai diventata attrice di grido o poetessa con qualche pubblicazione.

Successivamente ai due eventi sopra citati, la dottoressa ha trovato impiego:

- come Consulente Assicurativo (Vendita RC Auto – Moto – altri veicoli, Assicurazione casa - viaggi)

- come operatrice di Call Center (vendita di servizi e prodotti e assistenza clienti)

- come Docente di inglese e tedesco, presso un centro studi privato sconosciuto;

- come impiegata amministrativa presso un’Università (Gestione dei pagamenti del personale dell’università nonché dei fornitori di servizi e prodotti. Rendicontazione e controllo dei flussi monetari in entrata ed in uscita, e altro);

- come assistente all’infanzia;

- come formatore presso un Centro Studi privato di una piccola città di provincia

- come “content manager” di una casa editrice di una piccola città di provincia, occupandosi “della selezione e all’adattamento degli articoli attraverso l'integrazione del testo con link, immagini, audio e video, con in più la responsabilità di gestire la comunicazione con i lettori attraverso il blog del portale e i social network.”.

Un dato molto simpatico è che, nonostante le sue prospettive molto femministe, il ricciocorno ha “anche collaborato alla redazione della pubblicazione cartacea annuale "Sposami" producendo contenuti.

In compenso, si definisce “creative thinker” e “Professional Training & Coaching”, definizioni all’apparenza dense di contenuti ma invero... almeno ci sembra, poverissime di veri riferimenti culturali e professionali.

Infatti, alla voce “Educational” risultano, oltre alla Laurea, solo questi percorsi, che nulla hanno a che fare non solo con psichiatria, giustizia, sociologia, ecc., ma anche con il “creative thinker” e il “Professional coaching”:

1) saper utilizzare i social media per attività di comunicazione, marketing e social-PR in tutti gli ambienti del Web 2.0. (Master in Non Conventional - Social Media Marketing, presso un centro privato);

2) Saper sviluppare, adattare programmi formativi da implementare usando le nuove tecnologie della rete; gestire i processi di formazione a distanza; supportare individualmente gli studenti durante il loro percorso formativo e gestire le interazioni di gruppo in rete (l’unico presso una Università)

3) “Esperta” di mediazione culturale (definizione in realtà ...errata. In questi casi la mediazione -essendo fra due culture- deve esser chiamata: "interculturale"): le tecniche della mediazione (sviluppo della capacità di ascolto, sviluppo della capacità di comunicazione tra utente, operatore e servizi); lo sviluppo della capacità di attivare risorse individuali e di gruppo per l’integrazione formativa e socio-lavorativa dell’immigrato;

4) seminari estivi presso l’Horizonte Institut, Rote-Hahnengasse 12, D-93047 Regensburg Germania, negli anni 1996, 1998, 1999);

1997 – English Fluency Development Course presso la Dublin City University, Dublino, Irlanda;

5) 1997 – Diploma di attrice, Scuola di Teatro Colli, Bologna; 1998 – Anno di specializzazione presso Accademia ’96, Teatro dei Dispersi, Bologna.

Niente dunque che abbia a che fare con la psichiatria, la sociologia, la statistica, e i temi cari al blog del ricciocorno.


E niente dunque che la renda credibile quando dice che il parere del povero "
Necessario" non aveva niente per cui esser preso sul serio.

Semmai, è quel che scrive una persona con questa preparazione, a non poter esser presa sul serio, quando parla di psichiatria, sociologia, psicologia, giustizia, eccetera.

Per quanto riguarda poi altra attività professionale, di scrittura..., infatti, emblematico è -a mio avviso- che le uniche tracce trovate in rete siano alcuni articoletti pubblicati su una testata locale, e legati in modo molto concreto (anche se a mio avviso veramente banale) a realtà locali.


Abbiamo allora tutto un fiorire di titoli come questi:

- FINALI DEL CAMPIONATO ITALIANO DI BILIARDO A MONT*****

- LEZIONE GRATUITA DI ZUMBA PRESSO IL KING SPORT DI COR****

- A T*** IL FORMAGGIO DI FOSSA SI GEMELLA CON I MACCHERONICINI DI CAM******

- APPUNTAMENTO CON IL TANGO A M****

- ALLA CANTINA Gxxx DI CA**** I MIGLIORI RICONOSCIMENTI

- EMERGENZA CINGHIALI: AUMENTANO I DANNI E SI DIMEZZANO I RIMBORSI

- LA FIERA DEL TARTUFO DI P***

- LA NUOVA Sxxx SPONSOR DEL CAMPIONATO ITALIANO BARISTI

- S*** IN ROSA PRESENTA IL GELATO ALLA MELA MARCHIGIANA

- DOMENICA A F** SI CANTA IN CORO

- A P*** IL PROGETTO PEREPEPE'

- MAESTRI PANIFICATORI A S***

- P***: FERMATO VENDITORE ABUSIVO DI VIAGRA

- CASTAGNATA E CANTINE APERTE A P***

- DIVORZIO ALL'ITALIANA: INCATENA IL FRIGORIFERO PER IMPEDIRE ALLA MOGLIE DI MANGIARE

ecc. ecc. ecc.


Come detto prima, in questi post manca ogni riferimento, ogni commento, ogni riflessione sulla violenza di genere: anche in quest'ultimo pezzo, che vede la moglie vittima di un marito che per divorziare la affama.
La dr.ssa Lo Scalzo evita accuratamente ogni sdegno (come lo stesso riferimento ad un film ironico e comunque non drammatico dimostra...), e stila il testo con dati e commenti assolutamente lontani da ciò che esecra tutti i giorni nel suo "Ricciocorno":

Sono dovuti intervenire i Carabinieri della Compagnia di F*: un uomo di 61 anni, residente a S********, aveva chiso a chiave il frigorifero per impedere alla moglie di accedere al cibo se non sotto la sua supervisione, e anche di fronte alle forze dell'ordine sosteneva che la donna non potesse vantare diritti sul "suo" cibo.

L'uomo è stato denunciato per stalking, visto che sembra che questo atteggiamento fosse un paradossale escamotage per costringere la donna ad abbandonare il tetto coniugale ed ottenere il divorzio. Il nuovo reato di stalking, infatti, definito nel nostro ordinamento con la locuzione "atti persecutori", si identifica con quei comportamenti, reiterati nel tempo, volti a procurare alla vittima stati di ansia o paura, fino a costringerla a mutare le proprie abitudini di vita.

La donna, impossibilitata a raggiungere autonomamente il cibo, sottoposta al controllo continuo e pressante del marito, invitata continuamente ad abbandonare la propria abitazione, versava da tempo in uno stato di profonda depressione.
Chiara Lo Scalzo 



Come si nota, manca qualsiasi sdegno verso il trattamento subito dalla donna.

Per di più, ogni riferimento alla violenza di genere come problema sociale grave è escluso. 

La dottoressa riporta un fatto in cui la violenza è aberrante quanto sadica, e non fa nessun commento sul comportamento dell'uomo.

Violenza domestica, corpo delle donne, discriminazione di genere, divorzio, diritto all'autodeterminazione, femminismo, il corpo delle donne, maschilismo, ecc., in queste righe proprio non esistono.


Perché?


E perché nel suo blog, in cui rimane anonima, si scaglia invece generosamente contro tutti?

Tornando al curriculum, personalmente lo considero definitivamente la prova che la competenza culturale e professionale della dr.ssa Lo Scalzo sia adeguatissima allorché ci resoconta su campionati di biliardo, campionati di baristi, lezioni gratuite di zumba e tango, emergenza cinghiali, formaggio di fossa, maccheroncini, castagnate, maestri panificatori, ecc.

O quando cerca di vendere qualcosa da un call center.

Ma è totalmente assente, o quanto meno tutta da dimostrare, allorché tratta problematiche psichiatriche, giudiziarie, sociologiche, statistiche.


Circa le quali la dottoressa sembra invece voler far mostra di eruditissime conoscenze, al punto da poter bacchettare coorti di specialisti del settore (come avviene regolarmente quando si parla di PAS o di violenza maschile e femminile), o dichiarare che “non c’è nulla da prendere sul serio” nelle affermazioni di “Necessario” (che comunque avevano un loro intrinseco interesse, a parere di chi scrive).

Certo, come opinioni quelle della dr.ssa Lo Scalzo sono tutte da rispettare, ma non hanno alcun fondamento formativo e professionale degno di considerazione,


Alla assenza di competenza e preparazione -dimostrata da un siffatto curriculum- si aggiunge quella dell’educazione, allorché censura un commento, offendendo, perché non rientra nella sua visione delle cose.


A tutto questo si aggiunge una vera e propria attitudine censoria allorché il ricciocorno “banna” i suoi commentatori non perché -come vorrebbe far credere- hanno postato contenuti sgradevoli (fatto già deprecabile di suo), ma perché hanno inserito nelle successive risposte i link verso i suoi articoli sulle castagnate, la zumba, i campionati di baristi e via dicendo.


Rischiando cioè di far notare a tutti i suoi aficionados il vero (scadente, per quanto riguarda i temi affrontati nel suo blog) spessore culturale del suo curriculum e delle sue esperienze lavorative e di giornalista, che negano ogni competenza culturale a parlare di tutti gli argomenti di cui si occupa con il suo blog.


E, soprattutto, di come si dimentica di tutti i suoi proclami sul "Ricciocorno" quando opera come "content manager" in cronaca locale. Dove, cioè, è conosciuta.

Sarà per questo che il blog rimane assolutamente anonimo?

Perché firma articoli solo quando ignorano la questione femminile e può parlare di zumba, tango, formaggi e castagnate?

p.s.
andate a leggere le cronache locali (non voglio dire: paesane), della dr.ssa Lo Scalzo.
Troverete un mondo che forse per molti di noi non c’è più.
Un mondo di cose buone e semplici, sincere e senza intellettualismi feroci.
Un mondo di pane, funghi, biliardi, contadini: quasi alla Don Camillo.

Un mondo in cui non c’è nessuna la violenza di genere, da come lo descrive lei.

Nel frattempo, lo screenshot dei commenti di "Necessario" che non ha mai pubblicato:



P.S.:

Per una disamina delle reali competenze e adeguatezze del ricciocorno a discettare di problematiche di genere, e per valutare quanto di non veritiero afferma nei suoi post, leggasi gli ottimi articoli di Fabio Nestola, pubblicati sul sito di Adiantum:

PRIMA PARTE:

http://www.adiantum.it/public/3771-schiattare-dal-ridere-(con-il-corno-o-senza--)---di-fabio-nestola.asp

SECONDA PARTE:

http://www.adiantum.it/public/3772-schiattare-dal-ridere-(con-il-corno-o-senza)-seconda-parte.asp