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19 luglio 2019

TRENTA ANNI DI NEGAZIONI CHE LA VIOLENZA DI GENERE E' UGUALMENTE RIPARTITA...

Un articolo che riporta dati, non teorie o teoremi. 

Abstract
The first part of this article summarizes results from more than 200 studies that have found gender symmetry in perpetration and in risk factors and motives for physical violence in martial and dating relationships. It also summarizes research that has found that most partner violence is mutual and that self-defense explains only a small percentage of partner violence by either men or women. The second part of the article documents seven methods that have been used to deny, conceal, and distort the evidence on gender symmetry. The third part of the article suggests explanations for the denial of an overwhelming body of evidence by reputable scholars. The concluding section argues that ignoring the overwhelming evidence of gender symmetry has crippled prevention and treatment programs. It suggests ways in which prevention and treatment efforts might be improved by changing ideologically based programs to programs based on the evidence from the past 30 years of research.

Clicca qui per leggere
"Thirty Years of Denying the Evidence on Gender Symmetry in Partner Violence: Implications for Prevention and Treatment" del prof. Murray A. Straus, PhD, University of NewHampshire, Family Research Laboratory, Durham


Leggi qui gli altri articoli di Straus sulla violenza nella coppia


31 marzo 2019

SE FAI IL CATTIVO CHIAMO PAPA'

"Se fai il cattivo chiamo papà…!"


Quante volte abbiamo sentito dire questa frase, e quante volte abbiamo visto il papà arrivare prontamente, orgoglioso di essere lui il "forte" della famiglia, tutto e possente ingrugnito a punire il bambino per conto della mamma, producendosi in rimproveri minacciosi e qualche doloroso scappellotto, fino a che, magari, il bambino non piange disperato ed è la mamma buona e amorevole a soccorrerlo, facendo notare all’uomo che ha esagerato?La scena è assolutamente molto comune, e la maggior parte di noi sicuramente ne saranno stati protagonisti se uomini (uomini? O ancora bambini anch’essi?) nelle vesti del papà, accorso a fare il poliziotto duro e manesco, ligio al dovere (e agli ordini della mamma), o nel caso di signore, nelle vesti della mamma che per ottenere giustizia chiama il maschio che ha a disposizione. 


Quale pensate che sia il risultato nella mente del bambino?


Beh, non bisogna essere grandi psicologi per capire che a questo punto per lui il papà sarà il genitore minaccioso, quello che usa le mani e lo spavento per imporre giustizia e comportamenti “normalizzati”, quelli che stanno bene alla mamma, mentre la mamma sarà il genitore affettuoso, severo ma mai manesco, e spesso talmente comprensivo da dire: "Per questa volta non dico niente a papà quando torna… Se non sapete cosa fa lui!".


Se poi qualcuno si azzarda a dire che è così, o meglio: anche così, che si trasmette nelle famiglie, e dunque anche nella nostra cultura, l'immagine del padre violento e della mamma buona, magari un sacco di gente ci si arrabbia e comincia a dire che siamo maschilisti, violenti, prevaricatori. Perché è vero che i papà sono quelli violenti, che usano le mani, e se lo fanno con i bambini lo fanno anche con le mamme. Sarò malvagio, e maschilista, ma secondo me lo dicono proprio perché queste favolette infantili devono proseguire fino il fondo e, soprattutto, senza dire che sono favolette. 


Perché, parliamoci chiaro: se è la mamma che deve avvertire il papà, ed il papà è l’esecutore poliziesco che si attiva e comincia a picchiare quando lo chiama la mamma, questa è un'autorità superiore, ma anche una autorità che non si sporca le mani con la violenza: ma la fa usare ad altri per conto proprio, forse la violenza ai figli la fa vedere il padre, ma è la madre che la spinge e la invoca.


Il che implica che nella maggior parte delle famiglie italiane, ma forse anche mondiali, il messaggio che passa è proprio questo: il papà è quello violento, quello che usa le mani per imporre il silenzio e i comportamenti a modo, quelli che non piacciono alla mamma.


Mamma è invece quella buona e caritatevole, e talmente affettuosa da far intervenire solo quando non può farne a meno il "poliziotto" cattivo, sempre di turno e praticamente sempre alle sue dipendenze. 


Il che significa un’equazione terrificante, che si sta trasferendo di generazione in generazione nella nostra cultura anche -e forse soprattutto- grazie a questi modelli: che a noi sembrano banali, banali, banali, ma che invece contengono tonnellate e tonnellate di stereotipi, di modelli autoreferenziali e ripetitivi, di incitamento a vedere le cose -e, ahimè: soprattutto le persone- a senso unico.


Si dice che i femminicidi sono tantissimi, e gli uomini uccisi dalle donne sono molti meno.


Sicuramente le cifre attuali dicono questo, anche se tra i femminicidi non contano le donne uccise per gelosia da altre donne (sarà perché le donne uccise per gelosia da altre donne sono meno donne?). Ma contate quanti sono gli uomini uccisi da altri uomini spinti alla violenza dalle proprie donne. E magari, se siete in vena di sociologismi vari, andate a vedere qual è nelle organizzazioni mafiose il ruolo delle donne organiche alla cosca. In basso alcuni link, giusto per parlare di violenza, e di trasmissione dei modelli di violenza.


Un consiglio però ai papà bisogna darlo.


La prossima volta che la mamma dei vostri figli vi chiama a fare il giustiziere spietato, quello che rimette a posto le cose con le maniere forti, la paura, il dolore, lo schiaffone o la spinta, non sentitevi forti accorrendo e usando le mani. 


Quella è la mamma che è dentro di voi e che sta solleticando il vostro “Ego” di bambinoni in cerca di approvazione e apprezzamenti da bambinone.


Rifiutatevi di essere i poliziotti cattivi di uno stile violento, di cui poi vi accuseranno. 


E se vedete una mamma che per strada o al supermercato urla contro il figlio per paralizzarlo, terrorizzarlo, spaventarlo, fermatele con gentilezza, e spiegate loro che è così che poi avremo maschi violenti, da criminalizzare per un comportamento che non solo i padri possono aver insegnato loro. 


Spiegate alle mamme che le minacce e la violenza fanno male ai bambini quanto alle donne. 


Rifiutatevi, cioè, di mandare avanti una favola nera nella quale i papà sono tutti orchi.


24 giugno 2015

FACCIATECI IL PIACERE...

"Creative" (!!!) Thinker esperti di...
- Call Center,
- Polizze assicurative,
- Paghe, Spose, Formaggi tipici, attività ludico-ricreative e...
- ...e tuttoilresto...
- ...e pure diagnosi pissichiatriche?

Iperspecialista di PAS dopo ...una sola porcheria di CTU persa malissimo? 


MA MI FACCIA IL PIACERE!!!


25 dicembre 2014

"VIOLENZA IN FAMIGLIA"? "MARITI VIOLENTI"? "PADRI DELINQUENTI"?
ECCO I RISULTATI...

ENNESIMO FIGLICIDIO DA MADRE


http://www.corriere.it/cronache/14_dicembre_25/san-severino-donna-uccide-figlio-13enne-la-cena-natale-049ff444-8bca-11e4-9698-e98982c0cb34.shtml

MA NON PREOCCUPATEVI: GLI STUDI DICONO CHE VIOLENTO E' IL MASCHIO.

E QUELLO DI QUESTA MAMMA -LO DICE PURE IL GIORNALE- ERA "STRESS DA DIVORZIO".

PERCHE'?

PERCHE' QUANDO AMMAZZA UNA MADRE E' PER COLPA DELLO STRESS E DI UNA PATOLOGIA.

MENTRE QUANDO AD AMMAZZARE SONO UN PADRE O UN MARITO, E' PERCHE' E' L'UOMO IN QUANTO MASCHIO AD ESSER VIOLENTO DI NATURA E DUNQUE "INCAPACE DI ACCETTARE LA FINE DELLA RELAZIONE".

Come se non si capisse che simili definizioni -come le "diagnosi" di assoluzione per incapacità di intendere e/o volere- non fossero il frutto di trend culturali.
Come se non si volesse ricordare che il "disagio psichico" e la "violenza" non hanno la stessa misurabilità di metri, chili, centilitri, e sono invece l'espressione di un sistema culturale, dei suoi valori, delle sue relazioni.

Quanti figlicidi sono stati commessi da mamme nei soli ultimi anni?

Tutte malate mentali?

Mentre i padri e i maschi sono tutti potenziali criminali congeniti, lombrosianamente predestinati dalla nascita e dalla "cultura" (ma "cultura" di chi? la loro e solo la loro?) ad essere "violenti", così come sono "forti", hanno "geneticamente più massa muscolare delle donne", "diametri pelvici più ristretti, e -ovviamente- anche molta violenza in più.

La vera trappola è la mistificazione a questo livello, quando cioè tra "genetico" e "culturale" non si fanno le dovute differenze e non si tracciano le relative deduzioni su ciò che compete a ciò che è "genetico" e a ciò che invece è "culturale"

Giungendo, alla fine, al paradosso schizofrenizzante di negare quella che è la premessa dei relativi valori interpretativi, negando cioè che se la violenza maschile è un dato "genetico", allora siamo in pieno positivismo lombrosiano, di fatto orrendamente razzista e portatore di una cultura della sopraffazione fra una razza evidentemente eletta perché "pura" da valenze criminogenetiche, ed una razza "inferiore" da sottomettere perché portatrice di orrende macchie in ciascuno dei suoi individui.

Mentre se si afferma che l'assunto  "l'uomo è violento" è un dato culturale,, allora la "violenza maschile" è un valore sistemico costruito dal nostro insieme sociale e non determinato dalla natura maschile in sé. 
Il che dunque implica che a definire le coordinate e le modalità di "esistenza" e "applicabilità" di questo insieme non è certo "il maschio" in quanto tale, ma un sistema sociale che siamo tutti noi.

Con una richiesta di scuse, a questo punto: perdonateci se a discettare contro la "violenza maschile" come dato congenito e connaturato al maschio, ci sono intellettuali maschi intelligenti e competenti.

Forse qualcuno non si rende conto che questo gioco al massacro della figura maschile -un gioco razzista, in cui dati sociologici pure artefatti diventano evidenze lombrosiani di ottocentesca caricatura, negando anni e anni di scienze sul disagio personale e collettivo come frutto di regole sistemiche (avete dimenticato Basaglia, Laing, Cooper e tutti gli altri, e siete tornati all''800 senza accorgervene?)- questo gioco, dicevo, sta producendo (è un dato statistico: basta leggere i giornali), un aumento delle violenze delle madri sui figli.

Una Medea è sempre esistita(ed è la polarità negativa dell'archetipo della Grande Madre), nell'animo delle dolcissime mammine occidentali, ma adesso sta riemergendo con decisa tranquillità: proprio perché, ad udire dell'ennesimo figlicidio (obliato di solito in pochi giorni e senza statistiche) si dirà che "è malattia"- quando non, addirittura, "stress da divorzio", mentre di un uomo diranno sempre ("lo dice anche la tivvvvù") che il suo "stress da divorzio o separazione" era invece un "amore criminale".
Con ciò sacralizzando il dato che la mamma può uccidere quasi con tranquillità (tutti sanno che sono "il maschio" ed "il padre", violenti!), e pertanto non è un crimine (come le sopraggiungenti  incapacità di intendere e volere prontamente declarano già dai primi momenti di impegno massmediatico per finire solo in Tribunale).

Anche questo povero bambino -che, guarda caso, era atteso dal padre per la cena di Natale- non è vittima di "Violenza Familiare" -termine che sarebbe stato concesso, come una Denominazione di Origine Controllata..., se a colpire tutti fosse stato il padre.

Questo povero bambino, ahimè, non meriterà statistiche, commiati, esecrazioni sulla violenza: sua mamma era "sofferente di nervi", e forse il papà qualche colpa ne aveva, al riguardo, essendo separato e aspettandolo proprio a Natale (chissà, povera donna, quanto soffriva per questo motivo...).

Per lui, e per tanti altri bambini vittime di queste Medee, nessuno sprecherà uno studio, un telefono amico, un numero da chiamare, uno studio statistico, ponderate e poderose esecrazioni sulla violenza materna,

Il nuovo razzismo e l'ennesimo lombrosianesimo della nostra cultura, relegandolo fra i fenomeni privi di allarme sociale, e stigmatizzando la violenza nell'altra figura genitoriale, faciliterà così altre vittime.

I figli assassinati da madre sono vittime della violenza femminile e di una società che vive di stereotipi razzisti e ascientifici esattamente identici a quelli di centocinquanta anni fa.

Come si può notare in questo studio di Harward, infatti...


Almost 24% of all relationships had some violence, and half (49.7%) of those were reciprocally violent. In nonreciprocally violent relationships, women were the perpetrators in more than 70% of the cases. 

Trad.: Nelle relazioni in cui non vi era violenza reciproca, in più del 70% dei casi il partner violento è la donna




eccone gli autori al tempo dello studio:
Daniel J. Whitaker and Linda S. Saltzman were with the Division of Violence Prevention, National Center for Injury Prevention and Control, Centers for Disease Control and Prevention, Atlanta, Ga. Tadesse Haileyesus is with the Office of Statistics and Programming, National Center for Injury Prevention and Control. Monica Swahn is with the Office on Smoking and Health, Centers for Disease Control and Prevention.
Requests for reprints should be sent to Daniel Whitaker, Centers for Disease Control and Prevention, 4770 Buford Highway, NE, MS K-60, Atlanta, GA 30341 (e-mail: vog.cdc@7wpd).

O in quest'altro, che afferma come...
"...Approximately 46% of women and 42% of men reported one or more types ofinterpersonal violence. Women were more likely to experience kidnapping, physical assault by an intimate partner, rape, sexual assault, and stalking, whereas men were more likely to experience mugging or physical assault by someone other than parents or an intimate partner. ......An unintentional consequence of the predominant focus on women in the interpersonal violence literature is that it has resulted in an incomplete understanding of the prevalence and mental health effects of certain forms of interpersonal violence for men relative to women. Using epidemiological data from a large U.S. national sample of women and men, this report is among the first to comprehensively examine gender differences in the prevalence of nine specific forms of interpersonal violence and determine whether the associations of interpersonal violence with a comprehensive assessment of lifetime mental disorders and attempted suicide vary for women and men."




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LINK PER RIFLETTERE:



- E. Pellizzari - La violenza femminile.
Cos’è, come se ne parla
Una meta analisi statistica sul fenomeno