10 dicembre 2006

GIORGIO CECCARELLI E LAURA REMIDDI A TG2 10 MINUTI

PARTE 1



PARTE 2


Giorgio Ceccarelli ha condotto molto bene il confronto con la Remiddi, che si è ostinata a chiamarlo "signor Ceccarelli" tutto il tempo, nonostante ben sapesse che è laureato in legge e fa parte dell'Ufficio Legale del Comune di Roma, in un incarico di responsabilità.

Le argomentazioni della "signora" Remiddi sono apparse abbastanza pretestuose, tutte improntate a riaffermare la banale e scontata logica del "padre assente" e "cattivo pagatore", e del "bisogna sentire l'altra campana".

Qui - ci scusi Giorgio Ceccarelli - forse due punti non sono stati da lui ottimamente chiariti.

Il primo è quando (parte prima) la signora Remiddi dice che nelle separazioni soffrono anche le mamme.

Certo, è possibile: ma sono le mamme ad ottenere con percentuali oltre il 90% l'affido dei minori. Forse era meglio dire esplicitamente (Giorgio Ceccarelli lo ha fatto implicitamente, ma il messaggio si è perso) che se le mamme non volessero "soffrire", potrebbero benissimo rinunciare a lottare per l'affido esclusivo, potrebbero rinunciare a pretendere in Tribunale le esose somme che - grazie alle avvocatesse come la Remiddi - riescono a strappare agli ex mariti (cui non raramente viene decurtato di fatto oltre il 50% dello stipendio), potrebbero, infine, rinunciare benissimo a impedire ai padri di vedere i figli.
In sintesi, occorreva ricordarle (Giorgio Ceccarelli lo ha fatto ma non è stato chiarissimo in quel momento, su sul punto) che le mamme in questi casi forse soffrono (chissà quanto soffriva la mamma australiana di Luca...!), ma sicuramente sono le madri a strappare volontariamente affidi esclusivi e assegni di mantenimenti catastrofici, e a negare poi il diritto di visita dei padri, quando questi sono presenti.

La signora Remiddi, in altri termini, doveva ammettere che le madri, se soffrono, è perchè mettono in moto - in questi casi - una spirale di onnipotenza per escludere l'ex marito o partner dalla propria vita, escludendolo da quella dei figli, ritagliandogli un puro ruolo di finanziatore della relazione madre-figlio (dato che assegni così esosi servono di solito a coprire un mucchio di altre spese che non quelle legate direttamente al minore).


Nè esistono statistiche che facciano una comparazione fra padri assenti e quelli presenti.

L'altro punto che forse andava sottolineato meglio è nel finale della seconda parte, allorchè la signora Remiddi si complimenta per la mail della ascoltatrice rimasta sola con il figlio, e dice che non ha, evidentemente, la forza delle "migliaia2 di iscritti alla associazione di Giorgio Ceccarelli.

Tenendo conto che i padri realmente attivisti sul fronte dei Diritti Civili del Padre sono pochissimi, occorre richiamare un punto: Giorgio Ceccarelli ha espresso il convincimento che la "logica da caserma" con cui vengono trattati i padri deve terminare. Non si può colpire una categoria per quei pochi "infami2 che abbandonano figli e ex mogli o partner.

Verissimo, ma la signora Remiddi ha così abilmente scavalcato il problema, ed escluso dalla percezione dello spettatore (la risposta di Giorgio è stata sì ottima, ma non ha affrontato questo punto) che lei - da ottimo avvocato schierato a difendersi le clienti mamme - non stava in alcun modo invocando nessuna condanna per quelle che sottraggono i figli ai padri.

A mio avviso, la signora Remiddi andava inchiodata in quel momento su una constatazione: punire i padri assenti va benissimo, ma cosa ci dice lei, signora, del punire le madri che ostacolano o impediscono le relazioni padre-figli?

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