30 ottobre 2016

QUANDO LA GIUSTIZIA E’ COMPLICE E LE ISTITUZIONI SE NE LAVANO LE MANI

Abbiamo ricevuto da un nostro fedele -e sfortunato- lettore, la lettera che segue.

Ci racconta, con i suoi toni e le sue espressioni (che in gran parte abbiamo lasciato integre) una tragedia che è quella di molti.

Ci siamo limitati a modificare quei particolari che rendevano in qualche modo riconoscibile la vicenda.
Per motivi di privacy, non pubblichiamo ovviamente il suo nome.
Vogliamo evitargli altri guai, perché qualcuno potrebbe restare indispettito, e non domo, da certe affermazioni.
Soprattutto se consapevole che il nostro amico dice, né più né meno, la verità.


QUANDO LA GIUSTIZIA E’ COMPLICE E LE ISTITUZIONI SE NE LAVANO LE MANI


Noi italiani siamo convinti di essere fortunati e di far parte di uno dei Paesi più civili del mondo.
La Costituzione italiana garantisce i diritti, l’uguaglianza e la libertà.
Il primo comma dell’art. 3 recita testualmente: “ Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione , di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. “.
Ma è realmente cosi ? Ci sono seri dubbi almeno per quanto concerne l’uguaglianza tra i sessi.
E’innegabile che, con l’attuale “sistema” vigente, se una donna vuole “rovinare” il consorte e costituirsi una vera e propria RENDITA VITALIZIA E PARASSITARIA ai danni dell’ex le sarà sufficiente “inventare” qualche paginetta di evidentissime falsità e menzogne, con la complicità di qualche legale “senza scrupoli” , con cui chiedere la separazione di tipo giudiziale ed ottenere nell’ordine : collocazione dei figli presso di lei, assegnazione della casa coniugale e consistenti mantenimenti che, magari, potrà “godere” con un nuovo compagno.

C’è solo da augurarsi di non avere a che fare con una moglie che, dopo alcuni decenni di normalissimo matrimonio, all’improvviso e senza alcun preavviso, decide di cambiare il percorso della propria vita ; prende la macchina e se ne va di casa per circa un mese abbandonando tetto e letto coniugale e persino un minorePoi, rientra , si rifiuta di parlare ed avere contatti con il marito ed arriva a chiedere la separazione inventandosi di tutto e di più con la complicità dei suoi parenti più stretti e di uno studio legale e per il malcapitato consorte sono guai veramente seri, nonostante la sua intenzione di ricucire il rapporto e/o quantomeno di arrivare ad una separazione consensuale.
Alla donna , ormai, gli hanno fatto capire che può assicurarsi una vita agiata a danno del consorte che “ ormai ha un’ età avanzata e qualche problema di salute “ e la facilità di raggiungere l’obiettivo con il quale possono trarne vantaggi in parecchi , visto il consistente patrimonio familiare ( diversi immobili in comproprietà ed uno stipendio da dipendente statale ). Non a caso viene inspiegabilmente ed in tutta fretta depositata in tribunale una richiesta di separazione per le vie giudiziali, sebbene vi sia una comunicazione a mezzo missiva con la quale viene comunicata la piena disponibilità a definire il tutto in via bonaria. Evidentemente, la consapevolezza di poter ottenere gli scopi prefissati ( intera casa coniugale e consistenti mantenimenti ) già in sede di udienza presidenziale invoglia a tale scelta.
Con l’attuale legislazione, infatti, e le consolidate consuetudini giuridiche il cosiddetto “sesso debole” ha la facoltà di far “buttare fuori di casa”e portare alla rovina la controparte impadronendosi praticamente di tutto ( figli, immobili, stipendio del marito, risparmi e quant’altro ).
Poi, specialmente se la donna è casalinga, può assicurarsi il futuro a spese di chi ha sempre lavorato e dovrà continuare a farlo per il resto della vita per mantenerla (e chi glie la fa fare di andare a lavorare ??? Eppure , lei è un’esperta commerciante che, tra l’altro, in passato è stata titolare di una propria attività svolta per diversi anni e, tutt’ora, percepisce redditi propri tali che gli garantiscono di essere perfettamente autonoma ed in grado di mantenersi. Eppure, con il suo mestiere gli sarebbe molto facile trovare un lavoro da dipendente oppure riaprire la sua ex attività disponendo ancora dello stesso locale di prima con relativi arredi ).
Non importa di chi sono le colpe del fallimento del matrimonio ( sicuramente il marito si è adoperato e sacrificato per assicurare alla famiglia in cui credeva un buon futuro ed ha cercato di essere un buon padre e un buon marito ) ; l’ importante è fare la “ vittima “ ed anche se non ci sono prove concrete e persino in presenza di evidenti e documentate falsità potrà avere la “Giustizia” dalla sua parte, la quale, in pochi minuti ( con il cosiddetto “provvedimento presidenziale”), non esiterà ad ordinare l’allontanamento del marito dalla casa coniugale acquistata con sacrifici , nonché, a disporre, inspiegabilmente, il versamento di un cospicuo mantenimento per lei ed il figlio , sebbene in affido condiviso, ( ben 3/4 dello stipendio, corrispondenti a quasi il doppio di un normale salario corrisposto alla maggior parte dei lavoratori italiani ), violando in modo evidente i principi costituzionali e la legge 54/2006, poi si vedrà.
Con quale criterio/principio e/o ragionamento logico il giudice assegna alla donna i 3/4 dello stipendio dell’uomo, più l’intera casa coniugale composta da due distinti ed autonomi appartamenti, costringendo l’uomo ad andare via di casa e a trovare un alloggio in affitto, non è dato sapere.
Al marito che si alza tutte le mattine per andare a svolgere un duro lavoro gli rimarrà una modesta cifra ( meno di quanto deve versare mensilmente per il solo figlio ed in alcuni mesi le sue competenze si riducono persino a meno di 60 euro e di 2 euro con cui dover vivere e pagare un consistente affitto di casa ) e se non dovesse provvedere a corrispondere tutto quanto è stato deciso , verrà pure emesso un “decreto penale di condanna” per violazione dell’ art. 570 c.p. e si procederà persino con il pignoramento delle competenze; tanto, per la cosiddetta “ giustizia “ bisogna assicurare lo stesso tenore di vita alla donna e c’ è un “provvedimento” al quale bisogna attenersi, tutto il resto non conta ( non importa nemmeno se il malcapitato nei suoi primi 50 anni di vita si è sempre comportato bene e non ha mai avuto a che fare con la Giustizia, perché, tanto, improvvisamente, gli piomberanno addosso tante di quelle azioni legali da superare abbondantemente anche i più conosciuti personaggi mafiosi ).
Ma poi, qualcuno si chiede se anche il marito può mantenere lo stesso tenore di vita ???
Qualcuno si vuole rendere conto che il malcapitato è costretto ad andare a vivere in affitto e viene ingiustamente umiliato, denigrato ed offeso e non potrà che vivere in condizioni di assoluto disagio pur non avendo fatto nulla ???
Non conta neppure se la casa coniugale è composta di due grandi e distinti appartamenti per due famiglie, perché, tanto, verrà comunque assegnata esclusivamente tutta a lei sebbene è documentato che quest’ultima ha altre possibilità alloggiative (vuole così , il marito potrà arrangiarsi andando a vivere altrove e se dovrà pagare un esoso affitto e vivere il resto dei suoi giorni in condizioni di precarietà saranno problemi suoi ).
Anche se poi le figlie saranno diventate maggiorenni, la Giustizia farà in modo che la donna continui a disporre a suo piacimento del mantenimento per lui stabilito ( con prelievo diretto dallo stipendio del malcapitato consorte e contestuale versamento sul conto corrente esclusivo della donna ) e poco importa se le figlie hanno raggiunto la maggiore età già da alcuni anni ed abbiano chiesto al Giudice di avere ciò che è un suo diritto, comunicando le coordinate del proprio C/C appositamente aperto.
Ma non basta…. per decisione della “Giustizia”, lei continuerà a disporre, comunque, anche della intera casa coniugale e la motivazione addotta sarà che le figlie non sono economicamente autosufficienti. Cosa importa se a mantenerle entrambi, più che ventenni ed impiegate con un posto fisso (Ministero) è il padre, abbiano esplicitamente manifestato la volontà di volere il padre vicino ???
Dopo anni di durissime e COSTOSISSIME battaglie legali, l’uomo dopo vari anni, riesce a rientrare nella ex casa coniugale, che condividerà con le figlie, ed il mantenimento alla donna viene revocato perché la “giustizia” è costretta a prendere atto della realtà dei fatti poiché la donna detiene immobili propri dati in affitto e quindi possiede redditi idonei e sufficienti al proprio sostentamento.
Persino il Decreto penale di condanna viene revocato ( dopo aver cagionato molti danni ) poiché l’ uomo viene assolto perché “il fatto non sussiste”. L’uomo viene scagionato da qualsiasi addebito di colpa, ma tutte le denunce/querele presentate per calunnia, ecc. nei confronti della ex, caso strano, vengono puntualmente archiviate ( eppure di qualcuno deve pur essere la colpa di quanto accaduto !!! ).
Si scopre, poi, che la donna svolge pure lavoro “in nero”, ma, sebbene le segnalazioni fatte, nessuno interviene al riguardo. Anzi, l’uomo viene pure preso di mira dal “Fisco” perché, ovviamente aveva portato in deduzione dal reddito gli importi effettivi corrisposti a titolo di mantenimento ed ampiamente documentati per effetto dell’avvenuto pignoramento dello stipendio disposto in virtù dell’assurdo Decreto Penale di condanna di cui sopra e, cosi, subisce un nuovo pignoramento dello stipendio (questa volta da parte del “fisco” ), sebbene vi sia un ricorso alla Commissione Tributaria in atto, per il quale detto Organo non si è neppure ancora pronunciato ( strano, però, il “fisco” non entra nel merito del lavoro in nero svolto dalla donna e si limita a prendere per buone le dichiarazioni della donna ).
Ma non finisce ancora qui !!!
Infatti, dove non arriva l’ex consorte subentra la ex suocera, la quale dopo circa 10 anni ( quindi persino oltre il termini di prescrizione previsto ) richiede esclusivamente all’ex genero una somma da lei volutamente elargita per l’acquisto della casa coniugale della quale è proprietario il nipote per espressa volontà della stessa. L’elargizione a titolo di “regalia” risulta anche dall’autorizzazione rilasciata dal giudice tutelare ad ENTRAMBI gli ex coniugi per l’acquisto dell’immobile in nome e per conto del figlio all’epoca minore. Nonostante all’epoca dell’acquisto dell’immobile i coniugi erano in costanza di matrimonio, in regime di comunione dei beni e che la casa fosse intestata al nipote, la ex suocera dell’uomo pretende, a distanza di dieci anni e SOLTANTO DOPO L’AVVENUTA SEPARAZIONE DALLA FIGLIA, la restituzione della cifra esclusivamente dall’ex genero. Quindi, improvvisamente e senza alcun preavviso avvia l’azione legale ed ottiene l’emissione di un decreto ingiuntivo al riguardo, sebbene vi sia una dichiarazione di rinuncia alla restituzione della grossa cifra elargita ( ovviamente, poi , disconosciuta ) e non considerando che la somma sia pari quasi ad ad 1/3 di quella totale spesa dall’uomo per l’acquisto dell’immobile.
Nonostante l’evidenza dei fatti, l’uomo viene condannato a pagare la grossa cifra e così ove non era riuscita la ex moglie a raggiungere l’obbiettivo prefissato ( portarlo alla rovina ) ci riesce la ex suocera con l’ausilio della “malagiustizia”. A nulla serve neppure il ricorso in appello avverso il decreto ingiuntivo emesso, alla mancata ammissione delle prove a proprio favore, al comportamento della CTU, alla vistosa “sentenza punitiva” che sembra avere tutto il sapore di una vera e propria “vendetta giudiziaria”, ecc. ecc..
La definizione della causa viene rinviata a distanza i oltre tre anni dopo e viene intanto confermato il pagamento di quanto stabilito in decreto ingiuntivo con aggravio di spese ed interessi ( e così si arriva a circa 250.000, oo €. ed il gioco è fatto !!! ). L’uomo sarà, cosi, costretto a pagare subito ( quindi rovinato ) e non avrà neppure la possibilità di poter ricorrere in Cassazione perché la causa non è stata neppure definita dalla Corte d’Appello se tutto va bene se ne parlerà tra 4 anni ; anzi, la causa in appello viene addirittura ulteriormente rinviata al 2018 e cosi il povero sventurato è costretto a perdere pure l’intero TFS poiché deve lasciare il lavoro per raggiunti limiti di età e così anche il sacrificio di aver prolungato il servizio di oltre tre anni oltre il limite massimo raggiunto per cercare di salvaguardare almeno la liquidazione va in fumo – e non si venga a dire che la cosa non è “manovrata”- ) ed ogni commento al riguardo appare più che superfluo.

All’uomo non resta altro da fare che rivolgersi alla Corte Europea per i Diritti dell’ Uomo perché è inutile intentare azioni legali contro appartenenti alla magistratura, i quali, godono della più ampia IMPUNITA’e non risponderanno mai in prima persona per il proprio operato. INTANTO, AL MALCAPITATO GLI VIENE TOLTO TUTTO : DIGNITA’, STIPENDIO ( pignorato ) , BENI, ECC. E GLI VIENE ADDIRITTURA BLOCCATO IL CONTO CORRENTETANTO DA IMPEDIRGLI DI FARE LA SPESA, PAGARE LE BOLLETTE, E PROVVEDERE ALLE ESIGENZE PERSONALI ( trattato come il peggiore dei delinquenti !!! ).

TALE SITUAZIONE SI PROTRAE PER DIVERSO TEMPO E, QUINDI, L’ UOMO E’ PRIVATO DI QUALSIASI MEZZO DI SOSTEMNTAMENTO. OGNI COMMENTO AL RIGUARDO APPARE, QUNDI, PIU’ CHE SUPERFLUO.- Una sera nell’accingersi a fare un prelievo bancomat per fare poi benzina, l’uomo scopre che l’operazione era impossibilitata.  

La mattina seguente, recatosi in banca scopre che gli erano stati pignorati addirittura i propri conti correnti con prelievo forzato di tutte le somme depositate ( circa 35.000 €., ossia i risparmi di una vita ). La situazione si protrae per diverso tempo e soltanto la generosità di alcuni amici hanno evitato il peggio, poiche’, essendo l’uomo un dipendente statale, ha l’obbligo dell’accredito dello stipendio. Dopo anni il malcapitato ha ancora difficoltà per fare qualsiasi operazione bancaria, non potendo detenere somme depositate ( bonifici, pagamenti vari, ecc. ). In pratica viene trattato come il peggiore dei delinquenti. Tutto ciò è a dir poco vergognoso !
Ma ancora non basta ! L’uomo propone ricorso in Appello per ottenere il riconoscimento dell’addebito di colpa dell’avvenuta separazione alla ex moglie atteso che è documentato era stata lei ad abbandonare IMPROVVISAMENTE E SENZA ALCUN PREAVVISO il tetto coniugale e persino un minore. La Corte di Appello, però, inspiegabilmente, si schiera nettamente a favore della donna e con una nuova -incredibile- sentenza, addirittura ripristina il mantenimento per la donna e condanna l’uomo a pagare anche tutti gli arretrati sin dalla data in cui gli erano stati tolti con la sentenza di separazione di primo grado.

Il tutto viene motivato con la necessità di dover garantire lo stesso tenore di vita alla donna ma, stranamente, la Corte di Appello trascura il fatto che la donna dispone ed è proprietaria di ben 4 appartamenti più due ettari di terreno ( il tutto ricevuto a seguito della separazione dei beni coniugali e, quindi, tolti al marito che li aveva acquistati con enormi sacrifici ).

La corte di Appello trascura addirittura che due dei citati appartamenti risultano regolarmente locati ad uso ufficio e dai quali la donna ricava un consistente reddito che gli consente di vivere agiatamente considerato che un terzo immobile è adibito ad abitazione della donna che, pertanto, non paga neppure l’affitto.
Ancora più incredibile è il fatto che la Corte di Appello non vuole neppure tenere conto che la donna svolge con continuità lavoro “in nero” regolarmente rilevato ed attestato con una “relazione ” con foto e filmati , nonché con una testimonianza resa da un’Agenzia Investigativa alla quale l’uomo si era rivolto per i mezzi di prova necessari.

In pratica, la Corte di Appello, arriva a non tener conto del lavoro in “ nero”, il quale come tutti sanno dovrebbe essere perseguito per legge.
Al malcapitato non resta che fare ricorso in Cassazione, affrontando ulteriori ed ingenti spese legali e giudiziarie nella speranza di poter, un giorno ottenere giustizia ma, purtroppo, ancora una volta, si vede negare l’auspicata giustizia. Infatti la Corte di Cassazione -VI Sez: Civile - con la SCONCERTANTE Sentenza n. 20469/15 del 12.10.2015 , pubblicata sulla rivista Diritto e Giustizia, non fa altro che rigettare l’addebito di colpa richiesto per la donna e confermare il giudizio espresso in precedenza dalla Corte di Appello.

Perché la Corte d’Appello non tiene conto del lavoro in nero svolto dalla donna e dei redditi di affitto da lei percepiti e non dichiarati?

La citata sentenza contrasta nettamente con precedenti Sentenze emesse dalla Corte di Cassazione. Intanto, le condizioni di indigenza si aggravano sempre di più non potendo l’uomo disporre neppure di un conto corrente poichè gli viene tutto prontamente pignorato e tolto tutto e, pur avendo maturato tutti i requisiti, non può neppure permettersi di andarsene in pensione perché gli verrebbe addirittura prelevato l’intero TFR a causa dei pignoramenti subiti.

Si può, pertanto serenamente asserire che l’uomo è vittima di un percorso che sembra disegnato anzitempo e che ha raggiunto il risultato di spogliarlo di ogni suo bene, assicurasi così una vera e propria RENDITA VITALIZIA E PARASSITARIA.
In tal modo le donne conseguono contemporaneamente due vantaggi : quello di assicurarsi il futuro e quello di “rovinare” per il resto dei suoi giorni il loro ex ( grande risultato !!! ).
E tutto questo in nome della civiltà e della Giustizia di questo Paese.
In materia di separazioni matrimoniali, poi, difficilmente si troverà un giudice disposto a modificare i provvedimenti assunti in precedenza dai colleghi ed a far emergere le eventuali responsabilità di questi ultimi, per cui il povero uomo sarà costretto ad avviare tutta una serie di azioni legali per cercare di difendere la propria persona ed i propri interessi. Passeranno anni per cercare di rimettere a posto le cose e verrà spesa una vera fortuna per spese legali e giudiziarie ( OLTRE TRECENTOCINQUANTAMILA €., per i quali il malcapitato deve indebitarsi per anni, e…….. non è  ancora finita !!!!! ).
Intanto i “media”, la stampa, la TV ed i politici continuano a parlare di “violenza” e di “ingiustizie” che riguardano esclusivamente il sesso femminile, trascurando totalmente l’altro sesso.
Tutti i giorni assistiamo ad intere trasmissioni televisive ed articoli di stampa in materia di violenza alle donne e di disparità verso il sesso debole , ma delle violenze subite dagli uomini (e tali si potrebbero definire anche quelle che emergono da siffatte vicende), chi osa parlarne ???
I politici prendano atto di vicende del genere, che sono ormai innumerevoli, e si assumano le loro responsabilità; trovino il coraggio per cambiare le leggi in materia di separazioni che, allo stato attuale dei fatti e con la corresponsabilità della Giustizia, sono nettamente di parte ( e …..non si venga a dire che il tutto viene fatto per tutelare i figli, perché anche i padri separati hanno il sacrosanto diritto ad esercitare la patria potestà e ad amare la prole, esattamente come le madri ).
Occorre sicuramente togliere alle donne “furbe” l’“interesse economico di separarsi( casa coniugale e mantenimento che spesso restano alla donna a vita ).
Solo così si potranno salvare moltissimi matrimoni e FARE DAVVERO GLI INTERESSI DEI MINORI I QUALI HANNO DIRITTO AD AVERE UN PADRE.
Da discutere poi la questione della valutazione e dei controlli sull’operato della Magistratura, valutazioni e controlli che dovrebbero essere ancor più rigorosi di quanto non siano ora e prendere come riferimento la vasta statistica offerta da casi del genere.
Alcune statistiche evidenziano che negli ultimi dieci anni le separazioni anno causato circa un migliaio di suicidi/omicidi e nel 93 % dei casi chi si toglie la vita è il padre. C’è da domandarsi:
a)- Quanti altri morti ci dovranno essere prima che le Istituzioni si decidono ad intervenire per cambiare la legislazione?
b)- E’mai possibile che si debba continuare a rovinare la gente per bene dietro falsità e calunnie di chi agisce in evidente in malafede ???
c)- E’normale che per buttare fuori di casa un uomo ( spesso senza alcuna colpa ) e per togliergli tutto (casa, stipendio, affetto dei figli, dignità, ecc. ecc.) basta solo qualche mese ed una udienza Presidenziale che dura solo pochissimi minuti, ma poi, per rimettere a posto le cose in qualche modo occorrono moltissimi anni e tanti soldi ( nel caso di chi scrive quasi QUATTROCENTOMILA €.) e, nel frattempo, la donna continua a mantenere la sua posizione di comodo ed a percepire una vera e propria rendita vitalizia a danno dell’ex consorte ??? Intanto, il malcapitato è costretto ad indebitarsi per sostenere le spese legali necessarie a difendersi dalle evidenti falsità, menzogne e cause varie avviate dalla ex con i suoi legali, che comunque, per anni, si è goduta la casa coniugale utilizzandola a “mò di albergo” per parenti ed amici per diversi anni ( la madre, pur avendo un proprio appartamento poco distante, si era sistemata quasi stabilmente nella medesima casa coniugale con la figlia ).
Tutto ciò deve certamente far riflettere, visto che, a questo punto, le separazioni causano più vittime di tutte le organizzazioni criminali messe insieme.
Non occorre certo creare Ministeri e/o numeri verdi (es. 1522) dedicati esclusivamente alle donne ove gli uomini non possono accedere e non è necessario neppure creare “quote rosa” ( A modesto avviso di chi scrive, che assicura si è sempre battuto in difesa delle donne ed è sempre stato contro il “ maschilismo”, ciò è offensivo per le stesse donne. ).
Il successo va conquistato sul campo e per meriti, senza fare “vittimismo sfrenato”.
Ci si auspica che qualcuno si decida ad intervenire al più presto per far cambiare le cose e la soluzione alle problematiche potrebbero essere raggiunte con :
1)- L’ abolizione di ogni forma di mantenimento a favore di uno dei coniugi (quasi sempre la
donna ) con conseguente istituzione del MANTENIMENTO DIRETTO ED
OBBLIGATORIO DEI FIGLI DA PARTE DI ENTRAMBI I GENITORI, in
percentuale e sulla base del loro reddito accertato ( salvo accordi diversi o casi eccezionali
da motivare e documentare in sentenza ) ;
2)- L’ ASSEGNAZIONE DELLA CASA CONIUGALE A CHI E’ IL LEGITTIMO
PROPRIETARIO ( qualora l’immobile sia di entrambi i coniugi andrebbe diviso se
possibile e/o venduto per suddividerne il ricavato );
3)- Tempi di permanenza paritetici dei figli presso entrambi i genitori, con conseguente istituzione
della doppia residenza per i minori ( salvo accordi diversi e/o trasferimento di uno dei genitori
in diversa città e/o per comprovati e giustificati motivi ) ;
4)- Certezza della pena per chi inventa falsità e menzogne allo scopo di conseguire i propri
obbiettivi a discapito della controparte;
5)- Responsabilità dirette per gli eventuali legali che danno assistenza a clienti scorretti e/o che
forniscono il proprio operato con coscienza e volontà e “senza scrupoli” e/o che
fomentano gli animi dei separandi aiutandoli a fornire versioni distorte dalla realtà alle
competenti Autorità Giudiziarie per ricavarne lucro ;
6)- Responsabilità civile per i magistrati che emettono provvedimenti con colpa grave e/o
dolo, con conseguente abolizione dell’attuale diffuso concetto di “intoccabilità”, affinchè
rispondano per le proprie responsabilità come tutti gli altri cittadini italiani per gli
eventuali danni arrecati a terzi.
Per le responsabilità di cui ai precedenti punti 5 e 6 non possono essere sufficienti semplici “polizze assicurative”, ma occorre la cessione del quinto dello stipendio e la confisca dei beni quantomeno nei casi di responsabilità gravi ed eclatanti.
Le citate soluzioni “a costo zero”, a quanto pare, però, non sono ben accette da chi, magari, ha interesse a tenere alto il tasso di conflittualità ed a lasciare inalterato l’attuale assurdo ”sistema” in atto ( il “divorzificio” in atto, fa comodo a molti per poter lucrare sulle disgrazie altrui ed è questo che bisogna eliminare per salvare molte famiglie e tantissimi bambini ).
Gli interessi economici che ruotano intorno alle separazioni sono tantissimi e vistosissimi.
Senza voler minimamente generalizzare, sono tante le donne “furbe” ed “in malafede” che ricorrono volutamente alla separazione di tipo giudiziale per potersi costituire la rendita ( casa e lauti mantenimenti ) a discapito dell’ex marito.
Ciò costituisce senza dubbio IL VERO INCENTIVO alla separazione conflittuale che va eliminato con un’adeguata ed urgente riforma legislativa.
I “ PADRI SEPARATI” DEVONO AVERE GLI STESSI DIRITTI E GLI STESSI DOVERI DELLE MADRI , QUINDI ANCHE PARI DIGNITA’, e non si venga ancora a sostenere che il tutto viene fatto nell’ “interesse per la tutela dei minori” perché cosi non è ( anche i padri hanno il diritto di amare ed assistere nella crescita la prole e non si comprendono le ragioni per le quali dovrebbero essere esclusi/emarginati ).
Con l’attuale sistema, infatti, i figli troppo spesso diventano “ LO STRUMENTO” per arrivare all’obbiettivo da raggiungere e non a caso diventano “ contesi “ dai genitori con le conseguenti problematiche che ne derivano.
Pertanto, se davvero si vuole l’auspicata “ BIGENITORIALITA’ “ e fare gli interessi dei figli è necessario correre ai ripari con urgenza.

03 ottobre 2016

CI SCRIVE UNA NONNA: VEDO OGNI GIORNO COME LE MADRI PASSANO LA VIOLENZA AI FIGLI

Sono una nonna che regolarmente va a prendere il proprio nipote a scuola.

Aspettando l'ora mi è venuto da notare come molte madri, se non quasi tutte, che sono li a prendere i figli, si rivolgono a questi in modo aggressivo e violento, rimproverandoli per tutto. Sono sgomenta a vedere queste madri, perché sono loro che passano la violenza ai figli. Poi si sorprendono se i figli si mostrano a loro volta violenti, e addirittura li rimproverano per questo.
Questo però è assurdo, perché ed è una doppia violenza: queste madri prima insegnano ai figli la violenza, e poi li rimproverano quando la esercitano per averla vista e imparata dalle madri.
Sono madri, queste, che non si rivolgono ai figli con amore: si vede benissimo, invece, che gli esce il fumo e l'odio dagli occhi, quando hanno a che fare con i figli.
Noi pensiamo sempre che le madri sono tutte buone come la Madonna, ma molto spesso sono galline strozzate piene di quell'odio di cui poi imbevono i figli, al di là dei loro fasulli sorrisetti.

E poi sono quelle a cui i giudici affidano i figli togliendoli ai padri...
E poi ci meravigliamo che i ragazzi, quando diventano adulti odiano le donne…
MDV






21 dicembre 2015

BO'NT WORRY - NON SI DEVE MORIRE PER ESSERE ASCOLTATE
NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE! BO'NT WORRY!

Il dr. Gaetano GIORDANO, direttore del Centro Studi Separazioni e Affido Minori, è stato nominato Coordinatore degli psicoterapeuti e degli psicologi dell'Onlus contro la Violenza alle Donne "Bo'nt worry - Noi possiamo".

Il suo compito sarà quello di garantire alle donne che si rivolgono all'Associazione, un'assistenza psicologica e psicoterapica ottimale e, allo stesso tempo, di curare le eventuali problematiche medico-legali e psichiatrico-forensi delle stesse.



il sito dell'associazione:

gli eventi dell'associazione:

contatta l'associazione:



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La Società Italiana di Neuropsichiatria Infantile si pronuncia sulla sentenza del caso del bambino di Padova


Comunicato redatto dalla SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza) in merito alla sentenza n. 7041 del 20.03.2013.

La Societa' Italiana di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza ritiene opportuno esprimere il proprio parere in merito all'eco destata dalla recente sentenza n. 7041 del 20.03.2013 della Corte di Cassazione e dalle affermazioni ivi contenute circa la nozione di PAS (Parental Alienation Syndrome).

In primo luogo, al di la' dell'opportunita che l'autorità giudiziaria si sostituisca alla comunita' scientifica nel rilasciare giudizi su argomenti altamente specialistici, si ritiene che il problema relativo all'esistenza o meno di una "sindrome" legata all'alienazione di una figura genitoriale venga posto in modo incongruo.

Fenomeni come il mobbing, lo stalking ed il maltrattamento esistono ed assumono valenze giuridiche a prescindere dal riconoscimento di disturbi identificabili come sintomatici.

La comunità scientifica e' concorde nel ritenere che la alienazione di un genitore non rappresenti di per se' un disturbo individuale a carico del figlio ma piuttosto un grave fattore di rischio evolutivo per lo sviluppo psicoaffettivo del minore stesso.

Tale nozione compare gia' nel DSM IV nel'Asse V tra i Problemi Relazionali Genitore - Figlio; e' previsto il suo inserimento nella prossima edizione del DSM V all'interno della nuova categoria dei Disturbi Relazionali, in quanto il fenomeno origina da una patologia della relazione che include il bambino ed entrambi i genitori, ognuno dei quali porta il proprio contributo.

In secondo luogo, colpisce come la Suprema Corte abbia espresso il proprio parere senza fare riferimento ai criteri enunciati nella sentenza Cozzini (Cass. Pen. 17.09.10, n. 43786) la quale ha dettato i criteri per stabilire i criteri di scientificità di una teoria tra cui la "generale accettazione" della teoria stessa da parte della comunità di esperti.

Sotto questo profilo, si sottolinea come esista una vasta letteratura nazionale ed internazionale che conferma la scientificità del fenomeno della Parental Alienation, termine questo da preferirsi a quello di PAS; negli Stati Uniti ad esempio tale costrutto ha superato i criteri fissati dai Frye e Daubert Rules per essere riconosciuti come scientificamente validi dalle competenti autorità giudiziarie. La nozione di Alienazione Parentale e' inoltre riconosciuta come possibile causa di maltrattamento psicologico dalle Linee Guida in tema di abuso sui minori della SINPIA (2007).

La SINPIA ribadisce come sia importante adottare le precauzioni e le misure necessarie , come impongono le recenti sentenze della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, per garantire il diritto del minore alla bigenitorialita' e tutelarlo dagli ostacoli che lo possono minacciare. 

12 novembre 2015

CENSURA A "IL FATTO QUOTIDIANO?"

Ci scrivono che IL FATTO QUOTIDIANO censura alcuni interventi relativi all'articolo della dr.ssa Nadia Somma sulla Alienazione Genitoriale.
L'utente "DOPPIOTRIKSTER" si vede bloccato un intervento in cui, a suo dire, ci sarebbero informazioni atte a confutare alcune affermazioni dell'autrice dell'articolo. In basso lo screenshot della pagina deIL FATTO QUOTIDIANO che ci ha inviato.

La dr.ssa SOMMA si definisce "Counselor Biosistemico nella relazione di aiuto" (titolo privato, privo di qualsiasi riconoscimento accademico), ma è laureata in lettere (dunque con un curriculum accademico privo di qualsiasi competenza nel campo delle relazioni di aiuto e tanto meno in quello della psichiatria), e dichiara che la PAS non esiste.

Uno delle obiezioni mosse da DOPPIOTRIKSTER è difatti quale sia la competenza della dr.ssa Nadia SOMMA a parlare di patologie psichiatriche. L'altra è la non veridicità di gran parte delle sue affermazioni.


E' probabile che proprio questi siano i motivi di tale esclusione degli scritti di questo utente.
Il fatto che la dr.ssa Nadia SOMMA non abbia alcuna competenza in campo psichiatrico, e che i commenti di DOPPIOTRIKSTER lo mettono in evidenza, crea per l'attendibilità delle affermazioni della dottoressa una seria ipoteca: le sue critiche a Gardner e alla PAS come patologia provengono da persona priva di qualsiasi competenza in materia

Gli scritti di DOPPIOTRIKSTER dimostrano poi che molte delle affermazioni della dr.ssa SOMMA non sono veritiere.
In special modo quelle relative al fatto che:

-La Cassazione rigetta il concetto di PAS (falso: due sentenze di Cassazione dicono il contrario)

-La comunità scientifica ha rigettato il concetto di PAS (falso: esistono una gran mole di articoli che utilizza il concetto di PAS e che sono firmati da autori di rilievo internazionale o da enti e istituzioni con riconosciuto credito scientifico.

E' evidente che se pubblicasse questi interventi la dr.ssa SOMMA vedrebbe perdere credito alle proprie affermazioni.

Questo lo screenshot del primo degli interventi non pubblicati con in basso il testo dell'intervento.

Più in basso ancora, un altro screenshot di un altro articolo che non è stato inserito, nonostante rientrasse anche questo nei parametri stabiliti dalla testata per ammettere un commento.


TESTO:

"Il FATTO QUOTIDIANO continua a censurare i miei interventi.

Sto cercando di rispondere alla dottoressa Somma (laurea in lettere) che mi contesta come i “400” titoli da me citati potrebbero avere la dignità scientifica di articoli che dimostrano la vita degli alieni.


Ho cercato di postare ripetutamente questo post e non mi è riuscito:


"Egregia dottoressa (in Lettere)

Ecco dove leggersi qualche titolo:

http://www.alienazionepar.altervista.org/index.php/Fonti_a_confronto

http://www.psychomedia.it/pm-thesis/troiano/troiano.pdf (legga la bibliografia)

http://www.psychomedia.it/pm-thesis/dagostino/dagostino.pdf (idem c.s.)

http://www.psychomedia.it/pm-thesis/troiano/troiano2.pdf (idem c.s.)

http://www.alienazione.genitoriale.com/wp-content/uploads/2014/09/Verrocchio-Baker-2013.pdf

2) Le sentenze di Cassazione a favore della PAS: stessa sezione stesso presidente di quella che, due settimane dopo, le negava

3) La presenza nel DSM IV e V del Disturbo Relazionale.

4) La copertura assicuratuiva delle terapie verso la PAS:

http://www.valueoptions.com/providers/Handbook/PDFs/Treatment_Guidelines/V_CODES_RELATIONAL_PROBLEMS.pdf

Il fatto è che la dottoressa critica Gardner perché, dice, non era un professore di psichiatria. 

La dottoressa Somma si definisce però “Counselor Biosistemico” (vedasi la sua scheda su questo quotidiano) ed è laureata in lettere.

Perché si ritiene credibile quando esamina la validità di teorie relative all'esistenza o meno di patologie psichiatriche?"



LINK:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/11/violenza-domestica-va-onda-lo-spot-sulla-riesumata-sindrome-di-alienazione-parentale/2206858/#disqus_thread
http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/nadias/

13 settembre 2015

UNDICI ANNI DI FALSE ACCUSE

Non è che c'è molto da dire: quest'uomo è rimasto in carcere undici perché i figli, istigati dalla madre, lo hanno accusato di abusi inesistenti.
Speriamo adesso, se quanto ora affermato dai figli risulta vero, come sembra, in una giusta condanna per questa donna, e non solo.
La domanda che ci si fa, leggendo la vicenda, è relativa ai cosiddetti "educatori" della comunità che accoglieva i ragazzi.
Hanno ricevuto, nel 2009, un memoriale dai ragazzi, e non lo hanno tenuto trasmesso a nessuno.
Perché?
C'era qualche interesse ad animarli?
Sono perseguibili per calunnia, nel caso si dimostrasse la veridicità del contenuto?


http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/brescia_padre_prigione_abusi_figli_ritrattano/notizie/1564786.shtml

(da IlMessaggero.it)

Brescia, in prigione per abusi, i figli ritrattano le accuse dopo 15 anni: «Fu mamma a istigarci»

BRESCIA - «Quello che io e mio fratello avevamo detto su mio padre erano invenzioni dettate da mia madre che lo voleva allontanare»: è una ritrattazione a distanza di anni quella di due ragazzi di 21 e 24 anni, Michele e Gabriele, figli di un 46enne sardo, condannato in via definitiva a nove anni e due mesi di carcere per abusi sessuali proprio sui due figli. 

Si tratta di una vicenda consumatasi tra la Sardegna, terra d'origine della famiglia, e Brescia, dove padre, madre e i due figli si erano trasferiti, dove hanno abitato per anni e dove sono state depositate le prime denunce nei confronti del genitore. Fatti avvenuti «nell'ambito di una separazione coniugale ed in particolare segnati da un'accesa conflittualità tra genitori ed un'aspra battaglia per l'affidamento dei figli» scrivono i giudici del tribunale di Oristano che hanno condannato il padre 46enne, oggi rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Sassari.

Michele e Gabriele all'epoca dei fatti avevano 9 e 12 anni. «Le indagini mediche non potevano dare certezza sull'abuso» hanno scritto tre periti nominati nel tempo dai tribunali di Brescia e Oristano. Nel primo processo gli imputati erano sette; il padre dei due giovani e sei parenti paterni. Questi ultimi assolti per non aver commesso il fatto. 

«Agli atti ci sono solo le dichiarazioni di due bambini e nessun'altra prova contro mio padre. Nessuno ci ha mai chiesto di raccontare la nostra verità» racconta oggi il figlio più grande, Gabriele, che, come il fratello, ha alle spalle diversi anni passati in alcune comunità del Bresciano. Proprio uscendo da una comunità nel 2009 lasciò agli educatori un memoriale della sua vita dove spiegò che le accuse mosse nei confronti del padre erano state invenzioni. 

«Per togliere di mezzo papà, mia madre ha cominciato ad imbottirci di menzogne, cose che non erano reali, cose che mio padre non ha mai fatto e non farebbe mai» è uno dei passaggi delle 42 pagine di memoriale. In quell'anno era in corso il processo in Appello del genitore, ma nessun educatore portò all'attenzione il diario di Gabriele che ora è stato invece allegato alla richiesta di revisione del processo presentata alla corte d'Appello di Roma dal legale del padre condannato, l'avvocato Massimiliano Battagliola. 

«La clamorosa ritrattazione a distanza di anni equivale ad una nuova prova e anche il memoriale che abbiamo ritrovato è un elemento assolutamente nuovo» spiega l'avvocato bresciano, che mercoledì incontrerà nel carcere di Sassari l'uomo condannato per abusi sui figli e che ora spera di poter riscrivere la sua storia giudiziaria.